Sede

La Direzione regionale Musei Campania ha sede in Castel Sant’Elmo, Napoli.

Indirizzo:  via Tito Angelini, 22 – 80129 Napoli

Contatti:  Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) : +39 081 2294415/470/584/585

Email:  drm-cam.urp@beniculturali.it

PEC:  mbac-drm-cam@mailcert.beniculturali.it

 

COME ARRIVARE

In autobus Con la linea Bus ANM o con la Funicolare Centrale (fermata Piazza Fuga, 800 mt a piedi), la Funicolare Chiaia (fermata Cimarosa, 800 mt a piedi) o la Funicolare Montesanto (fermata Morghen, 500 mt a piedi).

In treno Dalla stazione Garibaldi prendere la Metropolitana linea 1, direzione Piscinola, fermata Piazza Vanvitelli, 800 mt a piedi.

In aereo Prendere un taxi oppure utilizzare l’unico autobus (ALIBUS) diretto che collega l’aeroporto di Capodichino con la Stazione Centrale in Piazza Garibaldi. Da qui prendere la Metropolitana linea 1, direzione Piscinola, fermata Piazza Vanvitelli, 800 mt a piedi.

 

LA SEDE

La fortezza di Sant’Elmo fu uno dei principali castelli del viceregno spagnolo. E’ situato sulla sommita’ della collina del Vomero e ospita il Museo Napoli Novecento e la Biblioteca “Bruno Molajoli”. Dai camminamenti, un tempo percorsi dalle sentinelle di guardia, si gode il panorama mozzafiato sulla citta’ e sul golfo, dal Vesuvio alla penisola sorrentina, Capri, Ischia, Procida e i Campi Flegrei.

Castel Sant’Elmo, Napoli

LA STORIA

Le prime notizie relative a Castel Sant’Elmo risalgono al 1275. Nel 1329 Roberto d’Angiò affida l’incarico del suo ampliamento allo scultore e architetto senese Tino di Camaino che trasforma l’edificio in un vero e proprio palatium per il re e per la corte, a pianta quadrilatera, con due torri; nel 1348 viene definito nei documenti come castrum Sancti Erasmi, per la presenza in quel luogo di una cappella dedicata a Sant’Erasmo.

Nel 1456 un terremoto ne provoca il crollo delle torri e di alcune cortine murarie con relativi interventi di restauro a cura degli Aragonesi. Durante il viceregno spagnolo (1504-1707) il castello, chiamato Sant’Ermo e poi Sant’Elmo, forse per la corruzione del nome Erasmo, viene trasformato in fortezza difensiva per volere di Don Pedro de Toledo (viceré dal 1532 al 1553) e il progetto affidato a Pedro Luis Escrivà, ingegnere militare di Valencia. La costruzione dell’edificio nell’attuale configurazione, a pianta stellare, inizia nel 1537 e nel 1538 viene posta sul portale di ingresso l’epigrafe, sormontata dallo stemma di Carlo V con l’aquila bicipite asburgica.

Dal 1860, allontanatosi l’ultimo presidio borbonico, Castel Sant’Elmo è stato adibito a carcere militare fino al 1952.

Dapprima cittadella delle truppe, poi carcere militare, l’immenso complesso è rimasto per secoli un corpo sostanzialmente estraneo allo sviluppo civile fino a che è diventato sede d’iniziative espositive e manifestazioni culturali che ne hanno modificato la vocazione e, di conseguenza, il ruolo urbanistico. La scommessa è stata colmare la ‘distanza’ dalla città e inventare un ruolo diverso per questo monumento. Il castello si propone come un centro polifunzionale rivolto ad ampliare sia il mondo della cultura grazie alla ricca fototeca e alla biblioteca di storia dell’arte “Bruno Molajoli”, che quello dello spettacolo, con un auditorium che accoglie convegni, concerti, rappresentazioni teatrali e cinematografiche.



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Ultimo aggiornamento

15 Marzo 2021, 18:31