L’Appartamento storico in Villa Pignatelli

Veranda Neoclassica

In origine, il grande parterre aperto sul giardino e proiettato verso il mare costituiva uno spazio di raccordo tra gli ambienti interni del piano terra e il parco circostante.

La copertura in ferro e vetro aggiunta a fine Ottocento e la creazione di porte finestre tra le colonne ne stravolsero il primitivo significato, trasformando lo spazio in una specie di ‘giardino d’inverno’.

Deve l’imponente peristilio, di ispirazione neodorica sull’esempio dei templi di Paestum, alla fantasia inventiva dell’architetto Pietro Valente, che ripropose un revival di villa pompeiana, attirandosi, per l’eccentricità delle soluzioni adottate, dure critiche da parte degli architetti suoi contemporanei. La veranda è oggi destinata a concerti, conferenze e altri eventi culturali.

Al suo interno sono conservati i due busti marmorei della seconda metà del Settecento di papa Innocenzo XII Pignatelli (papa dal 1691 al 1700) e di papa Clemente XI Albani (papa dal 1700 al 1720); la scultura in marmo del Duca Diego di Monteleone in veste classica di Leonardo Pennino (1765- 1850); la statua della Danzatrice di Carlo Kelly, pseudonimo di Carlo Chelli (1807- 1877) e tre sculture ottocentesche raffiguranti Venere con pomo, Venere che esce dal bagno e Venere con delfino e putti alati.

 

Biblioteca

Utilizzata come “sala da bigliardo” dagli Acton e unica stanza in cui era concesso fumare – da cui il termine fumoir – nel periodo dei Pignatelli, la biblioteca è collegata al piccolo Salottino ellittico ed è illuminata da porte finestre che affacciano sul giardino e sulla veranda neoclassica. Le pareti, con numerosi dipinti tra cui i tre raffiguranti le Storie della Vergine di Giovan Filippo Criscuolo, sono tappezzate da uno splendido parato in cuoio con oro a pastiglia impresso, e della stessa tappezzeria, risalente al primo decennio del Novecento, sono le Poltrone e le Sedie.

Negli scaffali è sistemato il fondo librario, composto da circa duemila libri che includono opere di rilevante valore, come i volumi del Real Museo Borbonico, pubblicati dal 1824 al 1827 e la Dichiarazione dei Disegni del Reale Palazzo di Caserta, edito dalla Regia Stamperia di Napoli nel 1756 e contenente i progetti del Vanvitelli, nonché testi di letteratura italiana e francese e classici latini. All’estremità della sala i due Mobili monetieri con intarsi in tartaruga e avorio sono di manifattura napoletana tra Sette e Ottocento.

Il manufatto più significativo è l’elegante figura di Narciso di Vincenzo Gemito (Napoli 1852-1929), con la firma e la data 1886 e il marchio Fonderia Gemito. Ispirata a un’opera di epoca ellenistica rinvenuta a Pompei nel 1862, la scultura fu realizzata nella fonderia impiantata dall’artista nel 1883 a Mergellina grazie al sostegno economico del barone belga Oscar DuMesnil, protettore del maestro. Dedicata al principe Diego Pignatelli, come recita l’iscrizione sulla base a destra, la scultura costituisce l’unica testimonianza di un rapporto diretto tra un artista contemporaneo e un membro della famiglia Pignatelli.

 

Salottino Pompeiano

Ideato da Gugliemo Bechi, il piccolo gabinetto da toletta semicircolare era utilizzato dalle nobili ospiti durante le feste e serate danzanti per riordinare le proprie acconciature. I partiti architettonici e gli elementi stilistici si rifanno a schemi ornamentali propri del IV stile pompeiano (età neroniana) e riprendono originali ormai scomparsi, ma riprodotti in una incisione del 1824 dell’architetto francese François Mazois, sebbene l’eclettismo d’insieme riveli derivazioni da ulteriori fonti pompeiane.

Le pareti, su zoccolature nera, sono ornate con giochi prospettici, quadretti di vedute, amorini e figure femminili. Nell’esedra spiccano i due quadri centrali delle edicole con le scene eseguite su carta incollata sottovetro che illustrano temi dell’epopea antica: Ila rapito dalle Naiadi e Marte e Venere, di Nicola La Volpe e Gennaro Maldarelli.

Questo gusto decorativo era molto in auge a Napoli tra il terzo e il quinto decennio dell’Ottocento, mentre l’esecuzione con colori ad olio applicati su uno strato di stucco steso sul muro simula la tecnica della pittura ad encausto usata in epoca greco-romana.

 

Sala da ballo

Situato nell’ala sinistra del piano terra, il grande salone rettangolare si apre su sei balconi. Specchiere con cornici in legno intagliato e scolpito a motivi vegetali di manifattura napoletana del secolo XIX decorano le pareti con lambris in finto marmo scandite da ventiquattro paraste sormontate da capitelli corinzi.

In alto si snoda un fregio con teste sbalzate in bianco che fanno da raccordo con i costoloni della volta ribassata, decorata a monocromi. Sulle sovrapporte, le finestre e la ‘serliana’, che separa il salone da un ambiente con pareti in cera rosa dove sedeva l’orchestra, riquadri dipinti raffigurano Amorini musicanti dell’ornamentista romano Francesco Paliotti.

All’estremità del salone è il pregevole busto in bronzo dorato del conquistador Fernando Cortes, avo dei Pignatelli, eseguito nel 1794 da Manuel Tolsà (Enguerra, Valencia, 1757 – Vera Cruz, Messico, 1816) e proveniente dalla stele funeraria del monumento eretto nella chiesa dell’Ospedale del Gesù di Città del Messico. Sontuosi lampadari di manifattura francese illuminano la sala.

 

Salotto Azzurro

(Sala Luigi XV) Elegante ambiente di rappresentanza e “camera di compagnia” – dove la principessa era solita attendere e accogliere i propri ospiti – il salotto conserva intatti gli arredi della famiglia Pignatelli. Le pareti rivestite di stoffa damascata accolgono le fotografie di Rosina e dei reali, mentre gli angoli del soffitto e le sovrapporte sono decorate con scene di Feste galanti (seconda metà XIX secolo) di imitazione settecentesca.

Sulla consolle ottocentesca in legno intagliato e dorato sono posti un Orologio e candelabri in bronzo dorato di produzione francese del secolo XIX, mentre sul camino in marmo il grande Orologio con figure allegoriche raffiguranti il Tempo e l’Astronomia, insieme ai due Candelabri sono di manifattura francese di fine Settecento.

 

Sala da Pranzo

Usata solo per i pranzi di gala, la Sala da pranzo è un ambiente sobrio ed elegante. Lungo le pareti corre una boiserie con stipi sui quali sono esposti i due Vasi con impugnatura a forma di testa di tacchino (1848 ca.) della produzione Giustiniani (1780 ca.-1890 ca.), il Vaso con veduta del R. Palazzo di Capodimonte, risalente a Francesco Securo, attivo a Napoli dal 1819 al 1827 e una serie di piatti di Raffaele Giovine raffiguranti costumi del Regno e soggetti desunti dalle antichità di Pompei e Ercolano.

Della manifattura di Meissen (V periodo, 1774-1814) è il Candelabro con decorazioni a fiori e l’Orologio con la raffigurazione del Tempo (V periodo, seconda metà del Settecento), mentre sul parquet sono grandi Vasi cinesi della fine dell’Ottocento, risalenti alla dinastia Quing.

La tavola è sontuosamente apparecchiata con un servizio di rappresentanza della manifattura Bonneval di Limoges, su cui sono raffigurati uccelli il cui nome è riportato in francese sul retro; tra gli elementi di corredo del servizio, i grandi centrotavola ad alzate, costituiti da raffinate sculture in biscuit che reggono sul capo un cestello con fregi fitomorfi. I bicchieri di cristallo sono di produzione inglese e portano lo stemma della famiglia Pignatelli.

 

Salotto Rosso

(Sala Luigi XIV) Unico ambiente che ancora conserva le decorazioni commissionate da Carl Mayer von Rothschild negli anni ’50 dell’Ottocento al napoletano Gaetano Genovese, presenta stucchi e grisailles affini alle decorazioni realizzate dallo stesso architetto nel Palazzo Reale. Il pavimento è in cotto dipinto a finti marmi, mentre le pareti sono rivestite da una tappezzeria in damasco rosso che si alterna alle grandi specchiere e agli infissi dorati e intagliati per mano dell’indoratore Giuseppe de Paola.

Nel soffitto è visibile la tela raffigurante l’Allegoria dell’Architettura di Francesco Oliva (1807-1861), proveniente dall’Accademia di Belle Arti e membro di una cerchia di artisti impegnati a ornare le residenze nobiliari e reali di Napoli e Caserta. Ai quattro angoli della sala sono collocati Putti reggicandelabri in bronzo dorato di manifattura francese della seconda metà del secolo XIX, mentre su un camino in marmo del secolo XIX spiccano un Orologio e due Candelabri francesi in bronzo dorato del secolo XIX e su un tavolo d’angolo risalta una Ciotola cinese della dinastia Qing della prima metà dell’Ottocento con decorazioni floreali e scene di vita di corte. Sulle imponenti consolles neobarocche in legno intagliato e dorato si ammirano Candelabri francesi e Vasi cinesi con coperchio dell’Ottocento.

In una vetrina all’ingresso sono conservati il busto autoritratto di Leopoldo di Borbone (1813-1860), il principe filosavoia e di idee liberali, e il piccolo disegno di Giacinto Gigante raffigurante Casa Acton a Chiaia. Nelle vetrine che affiancano la porta di accesso al Salotto verde si possono ammirare alcuni oggetti in argento, bronzo, smalto e cristallo che fanno parte della ricca raccolta di arti decorative della principessa Rosina.

 

Salotto Verde

Ambiente di raccordo tra Sala da pranzo e Biblioteca, ha l’aspetto di un’abitazione tra fine Ottocento e inizi Novecento. La vasta raccolta di porcellane disposta nelle vetrine, parte delle collezioni di arti decorative di Rosina Pignatelli, comprende pregiati esemplari delle più importanti fabbriche italiane e straniere dei secoli XVIII e XIX. Tra questi, la Lavandaia, della Real Fabbrica di Capodimonte (1743-1759), è tratta da un dipinto di Chardin; le Dame (1785-1795) in biscuit di gusto neoclassico modellate da Filippo Tagliolini risalgono al periodo ferdinandeo (Real Fabbrica di Napoli 1771-1806); il biscuit con Carolina Murat (1808-1815 ca.), della produzione Poulard Prad e di stretta affinità stilistica con il ritratto della regina sul “carro dell’Aurora”, dessert da tavola conservato a Capodimonte, ricava l’iconografia, attraverso la Letizia Ramolino Bonaparte del Canova, dall’originale romano dell’Agrippina seduta conservata nella raccolta Farnese del Museo Archeologico di Napoli (1807-1821). Il Servizio da caffè con vedute e scene di genere (1830-1835 ca.) è di Raffaele Giovine (attivo 1819-1859) e la Trembleuse, della prima metà del secolo XVIII, è della fabbrica dei Miotti di Venezia.

Tra le produzioni europee, della manifattura di Meissen – la più ampiamente rappresentata – è il Servizio da caffè con marine (III periodo, 1735-1740 ca.), mentre di manifattura viennese sono il Perseo che libera Andromeda (1760-1765 ca.) e il Venditore di salumi. Sono da ammirare, inoltre, il Cofanetto con necessaire da toletta, decorato a scene pastorali, di Staffordshire, Inghilterra, della fine del secolo XVIII e la Gatta e cucciolo di fine secolo XVIII della manifattura giapponese di Arita.

Tra gli arredi merita una menzione lo Scrittoio con alzata ornato da placche di porcellana di Sèvres di manifattura francese della seconda metà del Settecento, sul quale poggia un prezioso Orologio in bronzo dorato e inserti in porcellana e smalti di manifattura francese dell’Ottocento.

 

Vestibolo

Una scalinata in marmo e un atrio vetrato introducono, attraverso una porta in marmo bianco di Carrara, questo piccolo ambiente di ingresso all’appartamento a pianta circolare, ispirato alla Rotonda vicentina del Palladio, che conduce alle sale del piano terra.

Il vestibolo ha un pavimento a tessere marmoree al cui centro è un tavolo tondo in legno, marmi policromi e pietre dure e quattro panche curve in legno addossate alle pareti con nicchie adornate da stucchi entro le quali sono collocati vasi giapponesi del periodo Edo, stile Imari, databili alla seconda metà del Settecento.

Sulla destra, sopra uno scalone in marmo che reca al primo piano, si affaccia una balconata rotonda che lascia entrare la luce proveniente da un lucernaio. Qui si trova il busto di Innocenzo XII Pignatelli (papa dal 1691 al 1700) di Domenico Guidi (1625-1701).

 

Salottino impero

A sinistra del vestibolo si accede a una sala di dimensioni ridotte arredata con quattro grandi specchiere e parato in carta con effetto vellutato e decori in oro, di probabile manifattura napoletana. Lungo le pareti quattro vetrine accolgono piatti delle manifatture di Limoges, miniature e maioliche dei Castelli d’Abruzzo.

 

Il Primo piano
Del piano superiore, un tempo appartamento privato dei Pignatelli, è possibile individuare solo parzialmente l’antica suddivisione, a causa di importanti modifiche che hanno comportato la perdita delle decorazioni ideate da Guglielmo Bechi. Il boudoir, all’epoca arredato con mobili in stile impero, conserva i caratteri originali di un salotto tardo-ottocentesco, dove la principessa ascoltava con pochissimi amici i dischi da lei collezionati, mentre attiguo era un locale di dimensioni ridotte adibito a studiolo, dove si custodisce oggi parte del patrimonio librario. Accanto vi era la toilette personale del principe Diego, che ancora conserva i due grandi lavabi in marmo e una enorme vasca in marmo di Carrara scolpita con putti e stemmi della casa.

Dal lato opposto si trovavano tre camere da letto e un corridoio di disimpegno che conduceva al salotto-sala da pranzo e alla toilette della principessa e degli ospiti; ambienti, questi, oggi sede della Casa della Fotografia.

Boudoir

Il Boudoir rappresentava la sala più importante dell’appartamento privato, poiché era il luogo in cui la principessa Rosina Pignatelli, ultima proprietaria della Villa, si intratteneva con pochissimi amici ascoltando la vasta collezione di dischi di musica classica. Nel periodo estivo gli ascolti avvenivano nella grande terrazza attigua, allestita con un gazebo in ferro e divani in vimini. La stanza, di circa 40 mq era arredata con divani, poltrone, mobili in stile Impero, i cui pezzi di maggior pregio erano una scrivania a parete con calatoia, due secretaire e un tavolo circolare con il piano in marmo intarsiato. Le pareti damascate erano arricchite da due grandi specchiere a muro e dal caminetto in marmo sul quale era esposta la discoteca.

 

Studiolo

Lo studiolo era il luogo in cui la principessa Pignatelli trascorreva la maggior parte delle giornate. Di dimensioni ridotte rispetto al Boudoir, era fornito di un unico affaccio e di un camino in marmo bianco. L’arredo, per lo più in legno dai toni scuri, contribuiva a creare una atmosfera accogliente seppure severa, accentuata dalla collezione di libri – tra cui grandi classici della letteratura italiana, francese e latina – e dalle numerose fotografie esposte sia a parete che sul mobilio.

 

Bagno del Principe

La Toilette personale del principe Diego è un locale ambio e soleggiato, reso arioso dalle due balconate. La grande vasca in marmo di Carrara è riccamente decorata con richiami marini: due tritoni sorreggono lo stemma di casa Pignatelli e conchiglie ne completano l’ornamento. Un grande specchio sovrasta il ripiano sul quale alloggiano due lavandini con doppia rubinetteria, ingentilita da bocchette decorative. Nell’attuale allestimento trova spazio anche la vasca proveniente dalla Toilette della Principessa, non più esistente, che alloggiava allo stesso piano.

 

continua:  Il Museo delle Carrozze



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Ultimo aggiornamento

4 Giugno 2021, 16:03